sabato 15 dicembre 2012
Strage di cuccioli.
Ennesima strage nel paese della liberta...dove si possono comprare armi devastanti nei supermercati, nel paese che esporta armi e guerre in tutto il pianeta, nel paese dove le potenti lobbies degli armieri condizionano pesantemente la politica,nel paese in cui i timidi tentativi del presidente di regolamentare l'uso ed il possesso delle armi vengono subito stoppati pena una immediata perdita di consenso. Un numero ancora imprecisato di cuccioli d'uomo sterminato da un folle armato fino ai denti, e l'orrore non sarebbe stato minore se il cucciolo fosse stato solamente uno. Purtroppo non sarà l'ultima follia, visto il numero di armi oramai in circolazione, ma il presidente di turno, Obama in questo momento, dovrebbe proporre e mettere in atto dei provvedimenti efficaci per risolvere il problema, anche a costo di perdita di consenso,allora si che gli USA diventerebbero un grande paese e non un paese di m...da, ed il presidente un grande presidente da ricordare.Dal canto nostro in questo momento possiamo solo pregare ,laicamente o religiosamente secondo il proprio credo,per questi fanciulli ai quali in nome della libertà di possedere un arma è stata negata la liberta di crescere e vivere in un paese veramente civile.
lunedì 9 gennaio 2012
Ciao Poldo
Ciao Poldo, il 4 gennaio te ne sei andato senza avvertirci, avremmo voluto esserti vicini, ma non ce lo hai permesso, forse per non disturbarci! Hai avuto però la vicinanza di Andrea che ha avuto l'onere e l'onore di darti l'ultima carezza. In tutti questi anni sei stato un compagno fedele di mille avventure senza mai chiederci grandi cose in cambio; avrei voglia di raccontarne qualcuna ma in questo momento non ci riesco: ho gli occhi umidi ma probabilmente si tratta del caminetto che non tira bene...Sapevamo che il nostro arrivederci era più o meno prossimo, quasi 18 anni sono tanti anche per un "bastardo" come te, sapevamo anche che il distacco sarebbe stato doloroso, ma non così tanto! Ciao Poldo, in questo triste momento mi piace immaginarti correre tranquillo da qualche parte circondato da belle cagnoline che a te piacevano tanto, e con tante ciotole piene di bocconi prelibati che non ti bastavano mai. Mangia tranquillo quanto ti pare,anche ossa di pollo, ora puoi farlo. Ciao Poldino, grazie per esserci stato.
"papà" massimo
"papà" massimo
martedì 9 agosto 2011
Da Roma a Porto Ercole in bicicletta.
Sono profondamente convinto che ogni tanto fare delle sane pazzie faccia bene alla salute fisica e sopratutto psichica ed il racconto di questo miniviaggio non è che l'ultima mattata fatta. Perchè parlo di mini viaggio? Perchè è da molto tempo che vorrei fare un viaggio in bici di quelli seri, ovvero con un itinerario di massima e con dei limiti di tempo molto vaghi, e finora non lo ho ancora fatto per vari motivi che prescindono dalla mia volontà.Dovendo dunque andare da mia cugina Daniela ovviamente a "bilancino", nella sua splendida casa immersa nei boschi dell'Argentario, con vista sul mare "di qua e di la" come dice lei,decido di raggiungerla pedalando.Per evitare lunghe discussioni familiari comunico la decisione a Tiziana, mia moglie, solamente il giorno prima, cosa che comunque non mi esonera dai rimproveri dei figli oggettivamente centrati sulla pericolosità della via Aurelia.Parto quindi alle 0500 di un venerdi di fine luglio,la bici è attrezzata come se partissi per "il viaggio" quindi stracarica, è ancora buio e l'aria è piuttosto fresca cosa che mi causa immediatamente un fastidioso dolore ai muscoli delle spalle che mi seguirà per quasi tutto il tragitto. L'uscita da Roma non presenta problemi in quanto il traffico è pressochè inestistente e quasi totalmente in entrata, e la corsia di emergenza consente una relativa tranquillità. A S.Marinella, che raggiungo verso le 0800,vengo colto da uno dei miei mitici attacchi di fame per cui entro con tutta la bici nel più bel bar pasticceria del paese dove sotto gli occhi schifati della barista,piuttosto formosa,mi sparo quattro cornetti (due marmellata e due crema) ed un cappuccio con i fiocchi.Arrivo in breve a Civitavecchia ed all'uscita del porto che ho attraversato per evitare la città, foro la ruota anteriore.La riparazione richiede un po di tempo perchè impunito come sono non voglio mettere la camera d'aria nuova del costo di ben tre "euri",e la ricerca del forellino si fa desiderare. Quando riparto sono sudato più di prima della sosta e con mani ed unghie non proprio da damerino! La cartina riporta una strada che raggiunge la staz.di Tarquinia senza fare l'Aurelia ma non riesco a trovarla ,faccio quindi il raccordo che esce dal porto,piuttosto pericoloso,e mi ritrovo sull'Aurelia dove finisce l'autostrada e dove, cosa piu importante c'è il mitico chiosco di Podda che vende specialità alimentari,sono solo le 0930 ma una sosta è d'obbligo.Questa volta lo sguardo di riprovazione è di due signore "bene" che mi guardano con disgusto mentre mangio,impastato di polvere e sudore, un panino
delle dimensioni da camionista accompagnato da mezzo litro di un Morellino niente male.Quando riparto sono molto contento... e trovo subito la deviazione a sinistra che mi fa evitare la strada principale e che raggiungerò di nuovo dopo aver passato Pantano,M.Velca,e Riva dei Tarquini,qualche km prima di Montalto di C.Questo è il punto più brutto del percorso:non c'è la corsia di emergenza e tutti ma proprio tutti sfrecciano a velocità ben superiori al limite di 70. A Pescia Romana riprendo comunque la strada secondaria e senza traffico che passando per Chiarone mi porta ad Ansedonia.Qua faccio la stupidata,sempre per evitare l'Aurelia,di passare dentro il centro residenziale non ricordandomi della notevole salita che c'è, la faccio comunque senza mettere i piedi a terra se non per un breve istante quando il cardiofrequenzimetro mi dice che il cuoricino sta pompando a 170 bpm e cioè ben oltre il mio limite max.
La discesa dall'altra parte mi rinfranca e l'attraversamento della Feniglia con relative bagnanti "accaldate" non è da meno. Eccomi in fine ai piedi del km e mezzo di salita che mi porterà a casa di Piero e Daniela: è veramente terrificante con la sua pendenza media del 20/22%!!! Decido di tentare ma dopo pochi metri mi accascio vergognosamente sui pedali, è veramente impossibile ed ho esaurito le mie riserve di energia;anche spingere la bici è molto faticoso, più che camminare sembra di salire una scala molto ripida!
All'angolo di casa risalgo in sella per arrivare pedalando.Vengo accolto dal caloroso abbraccio di Piero e Daniela i quali mi accolgono con un sontuoso fritto misto di pesce ed una "boccia" di vino bianco gelato. Dopo 160 km mi sento svuotato ma felice come non mai , la velocità media è stata di circa 20 kmh,totale dieci ore,effettive otto: la prova del grande viaggio è andata più che bene! max
delle dimensioni da camionista accompagnato da mezzo litro di un Morellino niente male.Quando riparto sono molto contento... e trovo subito la deviazione a sinistra che mi fa evitare la strada principale e che raggiungerò di nuovo dopo aver passato Pantano,M.Velca,e Riva dei Tarquini,qualche km prima di Montalto di C.Questo è il punto più brutto del percorso:non c'è la corsia di emergenza e tutti ma proprio tutti sfrecciano a velocità ben superiori al limite di 70. A Pescia Romana riprendo comunque la strada secondaria e senza traffico che passando per Chiarone mi porta ad Ansedonia.Qua faccio la stupidata,sempre per evitare l'Aurelia,di passare dentro il centro residenziale non ricordandomi della notevole salita che c'è, la faccio comunque senza mettere i piedi a terra se non per un breve istante quando il cardiofrequenzimetro mi dice che il cuoricino sta pompando a 170 bpm e cioè ben oltre il mio limite max.
La discesa dall'altra parte mi rinfranca e l'attraversamento della Feniglia con relative bagnanti "accaldate" non è da meno. Eccomi in fine ai piedi del km e mezzo di salita che mi porterà a casa di Piero e Daniela: è veramente terrificante con la sua pendenza media del 20/22%!!! Decido di tentare ma dopo pochi metri mi accascio vergognosamente sui pedali, è veramente impossibile ed ho esaurito le mie riserve di energia;anche spingere la bici è molto faticoso, più che camminare sembra di salire una scala molto ripida!
All'angolo di casa risalgo in sella per arrivare pedalando.Vengo accolto dal caloroso abbraccio di Piero e Daniela i quali mi accolgono con un sontuoso fritto misto di pesce ed una "boccia" di vino bianco gelato. Dopo 160 km mi sento svuotato ma felice come non mai , la velocità media è stata di circa 20 kmh,totale dieci ore,effettive otto: la prova del grande viaggio è andata più che bene! max
mercoledì 16 marzo 2011
Andiamo in Fissa (bici)
Sono circa due anni che mi sono quasi totalmente convertito alla bicicletta a ruota fissa e molto spesso mi sento chiedere: perche?
E' molto difficile rispondere in quanto la "fissa" da delle sensazioni che è arduo riportare se non si è un abile scrittore,ed io non lo sono mai stato! Ci proverò dunque chiedendo aiuto al compianto Sheldon Brown (guru americano della bici)
CHE COSA E? UNA BICI FISSA E PERCHE'NE VOGLIAMO UNA.
Il più vecchio e semplice tipo di bicicletta è la bici fissa (fixed gear). Essa è una bici senza la ruota libera, vale a dire che quando essa si muove i pedali girano, e quindi non si può andare in "folle".
Molti entusiasti pedalano tali bici per scelta,magari, come il sottoscritto, non sempre. Perchè lo fanno? Non è facile dirlo a parole. C'è quasi una connessione mistica tra un ciclista ruota fissa e la bici,egli la sente quasi come un'estensione del proprio corpo. Se si è entusiasti ed abbastaza rigorosi, bisognerebbe provarla! Le ragioni sono tante: divertimento,allenamento, forma, sesazioni, efficienza.
LA FISSA PER DIVERTIMENTO.
Ci vuole un poco di pratica per prendere confidenza con la fissa. La maggior parte dei ciclisti, provandola per la prima volta, quando la bici raggiunge una certa velocità cercano di andare in folle. Ciò non è possibile, e questo fatto ci disorienta. Ci vuole un po di tempo per superare tale atteggiamento. Vale la pena fare questa esperienza perchè una volta superato il disagio iniziale si scopre una nuova gioia di pedalare. Quando si pedala una fissa si scopre un più intimo contatto con il mezzo e con la strada. Nella fissa c'è una purezza o semplicità che sfiorano la seduzione. Comunque, una volta superata la non familiarità si sperimenterà un divertimento maggiore che con la ruota libera magari con cambi.
ALLENARSI E TENERSI IN FORMA.
Pedalare una fissa su strada è un ottimo esercizio. Quando si incontra una salita, non c'è bisogno di pensare a quale rapporto ci servirà ed in quale punto metterlo. Non abbiamo questa opzione! Dobbiamo solo alzarci sui pedali e spingere, anche se il rapporto non è dei migliori per quella salita. Ciò ci renderà più forti. Se siamo su una bici con i cambi sarà facile cadere in tentazione. Sulla fissa, il bisogno di spingere più forte sui pedali ci farà fare un esercizio maggiore.Salite veramente ripide ci costringeranno anche a scendere, ma quelle che saremo in grado di percorrere le faremo sostanzialmente ad una velocità maggiore. In discesa non possiamo fermare i pedali e ciò ci forzerà a pedalare con una "cadenza" maggiore che non con una multi-speed. Questo migliorerà l'agilità delle nostre gambe.L'alto numero di giri dei pedali ci costringe ad imparare un nuovo modo di pedalare più lineare, altrimenti procederemmo sobbalzando sulla sella.
La maggior parte dei ciclisti usa troppo andare in folle con i pedali e questo interrompe il ritmo e ci causa un indurimento dei muscoli. Muovere le gambe significa mantenere i muscoli agili e favorisce la circolazione.
LA FISSA PER SENSIBILITA'
La fissa da un'incredibile sensibilità sulle strde scivolose, e ciò la rende particolarmente indicata sul ghiacciato e sul bagnato. La stessa sensibilità ci aiuta a dosare il freno anteriore per impedire il sollevamento del retrotreno. La maggior parte dei "ruotafissa" usa montare solo il freno anteriore in quanto il posteriore serve a poco ed appesantisce. Poichè si è più solidamente in contatto con la bici si ha un miglior controllo sui terreni sconnessi e nelle curve strette.
Sulle bici da strada il cilista impara ad alzarsi sui pedali sui terreni sconnessi e per farlo ferma la pedalata. Sulla fissa si è costretti ad imparare una tecnica simile ma continuando a pedalare.
LA FISSA PER EFFICIENZA.
Una fissa è generalmente più leggera di una multi-speed di pari qualità a motivo della mancanza del freno posteriore, dei deragliatori, dei rocchetti e corone, e per avere una catena più corta. La mancanza di tali ammennicoli consente una pedalata più silenziosa facedoci gustare ancora di più lo "swish" delle gomme sull'asfalto.
ECONOMIA.
In commercio si cominciano a trovare fisse per tutte le tasche, ma credo che buona parte del divertimento sia quello di allestirne una magari partendo da un vecchio telaio da strada ed allestirlo con particolari rimediati qua e la.
Personalmente sono partito da una bici già allestita, molto bella da vedere ma con paricolari di scarsa qualità, quindi dopo pochissimo cambiando questo, cambiando quest'altro ho speso...(sh....) mia moglie è in ascolto!
Spero di averVi trasmesso un po del mio entusiasmo o perlomeno di avervi incuriosito!
Buona pedalata a tutti! M.S.
E' molto difficile rispondere in quanto la "fissa" da delle sensazioni che è arduo riportare se non si è un abile scrittore,ed io non lo sono mai stato! Ci proverò dunque chiedendo aiuto al compianto Sheldon Brown (guru americano della bici)
CHE COSA E? UNA BICI FISSA E PERCHE'NE VOGLIAMO UNA.
Il più vecchio e semplice tipo di bicicletta è la bici fissa (fixed gear). Essa è una bici senza la ruota libera, vale a dire che quando essa si muove i pedali girano, e quindi non si può andare in "folle".
Molti entusiasti pedalano tali bici per scelta,magari, come il sottoscritto, non sempre. Perchè lo fanno? Non è facile dirlo a parole. C'è quasi una connessione mistica tra un ciclista ruota fissa e la bici,egli la sente quasi come un'estensione del proprio corpo. Se si è entusiasti ed abbastaza rigorosi, bisognerebbe provarla! Le ragioni sono tante: divertimento,allenamento, forma, sesazioni, efficienza.
LA FISSA PER DIVERTIMENTO.
Ci vuole un poco di pratica per prendere confidenza con la fissa. La maggior parte dei ciclisti, provandola per la prima volta, quando la bici raggiunge una certa velocità cercano di andare in folle. Ciò non è possibile, e questo fatto ci disorienta. Ci vuole un po di tempo per superare tale atteggiamento. Vale la pena fare questa esperienza perchè una volta superato il disagio iniziale si scopre una nuova gioia di pedalare. Quando si pedala una fissa si scopre un più intimo contatto con il mezzo e con la strada. Nella fissa c'è una purezza o semplicità che sfiorano la seduzione. Comunque, una volta superata la non familiarità si sperimenterà un divertimento maggiore che con la ruota libera magari con cambi.
ALLENARSI E TENERSI IN FORMA.
Pedalare una fissa su strada è un ottimo esercizio. Quando si incontra una salita, non c'è bisogno di pensare a quale rapporto ci servirà ed in quale punto metterlo. Non abbiamo questa opzione! Dobbiamo solo alzarci sui pedali e spingere, anche se il rapporto non è dei migliori per quella salita. Ciò ci renderà più forti. Se siamo su una bici con i cambi sarà facile cadere in tentazione. Sulla fissa, il bisogno di spingere più forte sui pedali ci farà fare un esercizio maggiore.Salite veramente ripide ci costringeranno anche a scendere, ma quelle che saremo in grado di percorrere le faremo sostanzialmente ad una velocità maggiore. In discesa non possiamo fermare i pedali e ciò ci forzerà a pedalare con una "cadenza" maggiore che non con una multi-speed. Questo migliorerà l'agilità delle nostre gambe.L'alto numero di giri dei pedali ci costringe ad imparare un nuovo modo di pedalare più lineare, altrimenti procederemmo sobbalzando sulla sella.
La maggior parte dei ciclisti usa troppo andare in folle con i pedali e questo interrompe il ritmo e ci causa un indurimento dei muscoli. Muovere le gambe significa mantenere i muscoli agili e favorisce la circolazione.
LA FISSA PER SENSIBILITA'
La fissa da un'incredibile sensibilità sulle strde scivolose, e ciò la rende particolarmente indicata sul ghiacciato e sul bagnato. La stessa sensibilità ci aiuta a dosare il freno anteriore per impedire il sollevamento del retrotreno. La maggior parte dei "ruotafissa" usa montare solo il freno anteriore in quanto il posteriore serve a poco ed appesantisce. Poichè si è più solidamente in contatto con la bici si ha un miglior controllo sui terreni sconnessi e nelle curve strette.
Sulle bici da strada il cilista impara ad alzarsi sui pedali sui terreni sconnessi e per farlo ferma la pedalata. Sulla fissa si è costretti ad imparare una tecnica simile ma continuando a pedalare.
LA FISSA PER EFFICIENZA.
Una fissa è generalmente più leggera di una multi-speed di pari qualità a motivo della mancanza del freno posteriore, dei deragliatori, dei rocchetti e corone, e per avere una catena più corta. La mancanza di tali ammennicoli consente una pedalata più silenziosa facedoci gustare ancora di più lo "swish" delle gomme sull'asfalto.
ECONOMIA.
In commercio si cominciano a trovare fisse per tutte le tasche, ma credo che buona parte del divertimento sia quello di allestirne una magari partendo da un vecchio telaio da strada ed allestirlo con particolari rimediati qua e la.
Personalmente sono partito da una bici già allestita, molto bella da vedere ma con paricolari di scarsa qualità, quindi dopo pochissimo cambiando questo, cambiando quest'altro ho speso...(sh....) mia moglie è in ascolto!
Spero di averVi trasmesso un po del mio entusiasmo o perlomeno di avervi incuriosito!
Buona pedalata a tutti! M.S.
lunedì 4 gennaio 2010
Viva il Natale
E' passato il Santo Natale ed è tempo di riflessioni. Anche quest'anno come accade oramai da parecchio tempo c'è stato l'andazzo generale di sparare a zero su questa festività sopratutto da parte di coloro che maggiormente contribuiscono a snaturarne il significato.Mi spiego meglio: si nota in questo periodo lo scatenarsi di una nauseabonda orgia consumistica e la maggior parte di coloro che ne prendono parte sono proprio quelli che tirano fuori la classica frase "che palle sto Natale, speriamo che passi presto!" .Ma chi li obbliga a festeggiarlo , specialmente in questa maniera ? Indipendentemente dal fatto che si sia credenti o meno, credo che il Natale sia una delle più belle festivita esistenti. Tralasciando i significati teologici si potrebbe sfruttare l'occasione di questa festa per rallentare un pochino e fermarci a riflettere sulla nostra vita. Il Natale è una festa di speranza, di rinascita, di vita nuova. Per carita, facciamo i regali, riceviamoli, nessuno lo vieta , ma non facciamo diventarne questo il significato, buon Natale , felice anno nuovo e buone biciclettate a tutti !!!
giovedì 2 luglio 2009
E' tutta colpa dei SUV's ?
Il mio amico Luca, e con lui tanti altri,periodicamente lancia tuoni e fulmini nei confronti dei SUV's incriminando tali veicoli per tutte le nefandezze che avvengono nelle nostre citta.All'ultima CM,anzi ciemmona perche è quella che dura tre giorni,c'erano alcuni con dei cartelli che incolpavano tali mezzi per i 35° gradi di maggio!Ma davvero ci credono?Non sarà che queste temperature sono dovute alle ceentinaia di migliaia di condizionatori che oramai deturpano le facciate di tutti i palzzi(provate a mettervi davanti al compressore si un condizionatore in funzione e sentite l'aria calda che sputa);oppure non sarà la cementificazione selvaggia che grazie a condoni e governi compiacenti è in atto oramai da tempo;non sarà la deforestazione di enormi aree del pianeta in grado questa si di ifluenzare negativamente il clima;non sarà la quantità industriale di frigoriferi,televisioni elettrodomestici vari presenti nelle nostre case;non sarà ... e potrei continuare parecchio!E' vero a volte i Suv e i loro guidatori sono arroganti e prevaricatori,ma non lo sono in maniera superiore rispetto a macchine di piccola e media cilindrata,vogliamo parlare delle tante "macchinette"e dei comportamenti dei loro conducenti normalmente dall'aspetto da subdotati? Un po piu di obiettivita non guasterebbe e potrebbe riportare l'attenzione verso problemi piu seri! PS:CM e ciemmona sono un incontro spontaneo di ciclisti che invadono gioiosamente la citta:CM l'ultimo venerdi di ogni mese ore 1800 piramide,ciemmona una volta l'anno grosso modo gli ultimi 3 giorni di maggio;maggiori info su criticalmass.roma) max
martedì 30 dicembre 2008
Storia di una bici abbandonata.
Nelle nostre citta è sempre più frequente vedere biciclette abbandonate,legate ad un paletto con improbabili antifurti(vedi laccetti metallici che si aprono con un tagliaunghie),destinate a causa del loro non utilizzo a morte per ruggine,o ad un utilizzo per pezzi di ricambio da parte di ciclisti eccessivamente disinvolti...Ovviamente,tali bici al di la del dispiacere che causano ad un ciclista serio ed onesto nel vederle destinate a morte sicura non possono essere toccate per chiari motivi morali e penali.Diverso è il discorso per quei mezzi chiaramente abbandonati dai legittimi proprietari per essere portati in una discarica o messi a disposizioni di qualche "pazzo" che intenda farne un qualsiasi uso,ed è proprio questo il caso del mio ultimo ritrovamento.Un breve inciso:per chi come me raccoglie di tutto,per mantenere una buona pace familiare è necessario imparare a dissimulare le bici per la casa,le mogli fanno finta di non vederle e tutto procede nel migliore dei modi!Tornando a noi,una mattina presto di qualche settimana fa portando a spasso Poldo, appena uscito di casa,dal cassonetto all'angolo vedo sporgere quello che una volta era un manubrio di bicicletta.Avvicinatomi incuriosito,mentre il morto di fame(Poldo)ispezionava la parte inferiore del contenitore AMA in cerca di avanzi di di cibarie,io ne aprivo il coperchio e con grande stupore scoprivo che attaccato al manubrio c'era il resto della bicicletta in condizioni che definire pietose è un caro eufemismo.Estraggo immediatamente il reperto e dopo un sommario esame autoptico realizzo trattarsi di una Frejus pieghevole con ruote da 24"(una Graziella un po piu grande per intenderci)completa di tutte le sue componenti ridotta però in condizioni pessime ;decido comunque senza esitazioni di portarla a casa, con questa sono a quota 10,ma una più una meno che problema ci può essere!Inutile dire che diventa subito la beniamina mia e di mio figlio Andrea,l'artista di casa ed aspirante universitario di fotografia a Parigi,che già si vede scorrazzare per la capitale francese con l'alternativo mezzo verniciato in uno sgargiante colore rosso Ferrari ( una volta si chiamava rosso Guzzi).Il restauro è tuttora in corso:le cromature sono state ripulite dalla ruggine rivelandosi ancora in ottimo stato e le parti meccaniche,accuratamente smontate,in corso di revisione.La vecchia Frejus è prossima a tornare in circolazione, alla faccia dello sfrenato odierno consumismo,e di chi ci invita a praticarlo...
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