martedì 30 dicembre 2008

Storia di una bici abbandonata.

Nelle nostre citta è sempre più frequente vedere biciclette abbandonate,legate ad un paletto con improbabili antifurti(vedi laccetti metallici che si aprono con un tagliaunghie),destinate a causa del loro non utilizzo a morte per ruggine,o ad un utilizzo per pezzi di ricambio da parte di ciclisti eccessivamente disinvolti...Ovviamente,tali bici al di la del dispiacere che causano ad un ciclista serio ed onesto nel vederle destinate a morte sicura non possono essere toccate per chiari motivi morali e penali.Diverso è il discorso per quei mezzi chiaramente abbandonati dai legittimi proprietari per essere portati in una discarica o messi a disposizioni di qualche "pazzo" che intenda farne un qualsiasi uso,ed è proprio questo il caso del mio ultimo ritrovamento.Un breve inciso:per chi come me raccoglie di tutto,per mantenere una buona pace familiare è necessario imparare a dissimulare le bici per la casa,le mogli fanno finta di non vederle e tutto procede nel migliore dei modi!Tornando a noi,una mattina presto di qualche settimana fa portando a spasso Poldo, appena uscito di casa,dal cassonetto all'angolo vedo sporgere quello che una volta era un manubrio di bicicletta.Avvicinatomi incuriosito,mentre il morto di fame(Poldo)ispezionava la parte inferiore del contenitore AMA in cerca di avanzi di di cibarie,io ne aprivo il coperchio e con grande stupore scoprivo che attaccato al manubrio c'era il resto della bicicletta in condizioni che definire pietose è un caro eufemismo.Estraggo immediatamente il reperto e dopo un sommario esame autoptico realizzo trattarsi di una Frejus pieghevole con ruote da 24"(una Graziella un po piu grande per intenderci)completa di tutte le sue componenti ridotta però in condizioni pessime ;decido comunque senza esitazioni di portarla a casa, con questa sono a quota 10,ma una più una meno che problema ci può essere!Inutile dire che diventa subito la beniamina mia e di mio figlio Andrea,l'artista di casa ed aspirante universitario di fotografia a Parigi,che già si vede scorrazzare per la capitale francese con l'alternativo mezzo verniciato in uno sgargiante colore rosso Ferrari ( una volta si chiamava rosso Guzzi).Il restauro è tuttora in corso:le cromature sono state ripulite dalla ruggine rivelandosi ancora in ottimo stato e le parti meccaniche,accuratamente smontate,in corso di revisione.La vecchia Frejus è prossima a tornare in circolazione, alla faccia dello sfrenato odierno consumismo,e di chi ci invita a praticarlo...

giovedì 20 marzo 2008

Da Sutri a Civitavecchia in bici sulla vecchia ferrovia dismessa.

Si arriva in treno alla stazione di Capranica/Sutri, usciti dalla stazione si gira a destra, quindi di nuovo a destra si supera un passaggio a livello e da qui inizia il percorso della vecchia ferrovia. Il tracciato si snoda passando per tutte le vecchie stazioncine che sono ancora in piedi ed attraversando numerose gallerie. Sulle gallerie è bene fare alcune precisazioni: ovviamente non sono illuminate, la seconda, che è anche la più lunga ,viene utilizzata come stalla ed è quindi piena di escrementi, di alcune non si vede l'uscita quindi per chi soffre di claustrofobia può dare dei problemi, il fondo è a tratti molto sconnesso, una buona lampada, magari di quelle frontali è necessaria. Il percorso è tutto sterrato ma con il fondo generalmente buono ( la MTB non è strettamente necessaria ma la bici da corsa è sconsigliata), la pendenza media è minima (i treni specie quelli di una volta non fanno grandi pendenze), il panorama è molto bello : spettacolare l'attraversamento del vecchio viadotto in ferro che scavalca la valletta dove scorre il fiume Mignone. Alla fine della ferrovia ,40 km circa, si arriva sulla strada asfaltata e raggiunta la via Aurelia, in circa 10 km si arriva alla stazione di Civitavecchia. Ricordo a tutti che la bici va messa sul primo vagone e che il suo biglietto, valido per tutto il giorno, costa 3,5 "euri". Durante il percorso ci sono alcuni muretti messi per impedire l'accesso alle macchine, quindi se si va in due sarà più facile passare le bici. Non spaventatevi di queste piccole difficoltà perchè la gita è veramente bella! Io ,vecchio lupo solitario, l'ho fatta ovviamente da solo. Buona pedalata!

domenica 16 marzo 2008

Una chiesetta da vedere

All'interno di villa Borghese si trova una piccola chiesa che vale la pena di vedere. Si trova sulla destra di piazza di Siena, venendo dal laghetto, nella parte anteriore di quella che viene chiamata la "Casina di Raffaello". Questo nome non inganni in quanto di opere dell'artista non vi è traccia, ed infatti deriva dalla leggenda che egli amasse lavorare nei suoi dintorni. La sua costruzione risale alla fine del 1700 e con vari successivi rimaneggiamenti è giunta a noi cosi come la vediamo. Intitolata a Maria Immacolata è di dimensioni minime,poco più di una stanza, senza finestre e con un soffito a botte con dipinti molto belli; bello il gruppo marmoreo che troneggia sull'altare. L'apertura credo che sia purtroppo solo di domenica in corrispondenza della funzione festiva alle ore 1200.

lunedì 10 marzo 2008

IL MONTE TERMINILLO

Il m.te Terminillo è una splendida montagna poco conosciuta e frequentata dai romani , forse per il fatto che è troppo a portata di mano. Peccato ! Con poco più di un'ora e mezzo ci si arriva e si può godere di una giornata di vera montagna. Dopo Rieti , da Vazia, inizia la salita che passando per Pian di Rosce , bella conca molto ben frequentata...in estate, ci conduce a Pian de Valli dove c'è un ampio parcheggio e da dove in inverno partono alcuni impianti di risalita. Si prosegue verso Leonessa , e passando un residence quantomeno osceno , secondo il mio metro, e situato in una strategica posizione a portata di slavina, si arriva alla sella di Leonessa dove c'è il rifugio Sebastiani. Qui lasciamo la macchina , ma con un poco di fiato ci si arriva bene anche in bici, e si inizia la camminata verso la vetta. Dal rifugio partono due sentieri segnati discretamente con i classici segnavia bianco/rossi. Uno va direttamente in vetta (1 ora circa), ma per la salita è più bello l'altro che girando in senso antiorario intorno alla montagna porta in vetta passando per la cresta Sassetelli , e consentendo una vista del Terminillo che non ha nulla da invidiare a tante montagne dolomitiche. La vetta, 2216 m,per questa via si raggiunge in circa 2 ore. Per la discesa si può fare la "direttissima" fino al rifugio, gestito da un appassionato ragazzo di Rieti, dove si possono gustare le specialità tipiche della cucina reatina.

BICICLETTA : La catena (2)

Il controllo dell'usura della catena è uno degli argomenti che più accalorano le discussioni fra ciclisti. L'unico metodo oggettivamente valido è il seguente .
Si misura sulla catena una distanza di un piede inglese corrispondente a 12 pollici ovvero 30.48cm. Tale distanza corrisponde a 12 maglie complete di catena ed in una catena nuova cade esattamente al centro di due perni. Man mano che la catena si usura il perno sarà oltre la misura di riferimento. Se l'allungamento è entro 1/16" (di pollice, ovvero 1,5875 mm) la catena è in buone condizioni ; se è oltre 1/16" la catena va cambiata e sarebbe bene cambiare anche i rocchetti ; se è oltre 1/8" (3,175 mm) oltre alla catena tocca cambiare anche i rocchetti altrimenti probabilmente salterà specialmente sui più piccoli. Per effettuare la misurazione l'ideale è un regolo rigido , ma va benissimo anche un metro a nastro che riporti la misurazione in pollici (notare che ogni tacca piccola corrisponde ad 1/16"). (liberamente tratto da S.Brown)

giovedì 28 febbraio 2008

Per chi ama le salite (Roma)

Per chi di tanto in tanto ama cimentarsi con qualche bella salita questo giro è ottimo.
Si prende la via Flaminia direzione Terni, si fa la breve galleria che porta al cimitero di Prima Porta, si prosegue fino al bivio per Sacrofano (a sinistra); dopo un poco di salite di media pendenza e divertenti discesoni si arriva al paese dove sulla piazza si può fare una breve sosta. Dopo circa tre km troviamo a destra il bivio per Magliano Romano e dopo un paio di km inizia la vera salita della giornata soprannominata dai Sacrofanesi "Stracca l'asini"ovvero stanca gli asini. Lunga circa 1.5 km ha una pendenza del 10/11 %. Alla fine con qualche discesa si arriva a Magliano R. Tornando indietro se si desidera cambiare strada si gira a sinistra direzione Flaminia, quasi tutta discesa. La Flaminia fino a Roma é quasi tutta un veloce falso piano in discesa. Tutto il giro dal raccordo anulare è lungo una cinquantina di km.

martedì 26 febbraio 2008

BICICLETTA: La catena (1)

La catena, in una bici, è uno dei particolari più trascurati probabilmente per la sua intrinseca capacità di sporcare le mani, ma anche per la errata convinzione che sia un particolare di secondaria importanza. Niente di più errato! Primo per il fatto che è l'organo che fa da tramite tra le nostre gambe e la ruota posteriore cioè quella motrice e quindi se non è in più che buone condizioni assorbe parte della potenza che mettiamo sui pedali, secondo in caso di rottura si torna a casa a piedi. Il nemico numero uno della catena è la sporcizia che vi si accumula e che funge da elemento "sabbiante" delle varie parti, tanto è che alcuni teorizzano la quasi non lubrificazione per evitare che vi si attacchino corpi estranei, è una teoria che mi lascia molto perplesso in quanto una scarsa o assente lubrificazione condurrà sicuramente ad una usura precoce. Bisogna considerare che una catena standard ha 114 maglie per un totale di 560 parti! Una catena bloccata totalmente o parzialmente va irrorata abbondantemente con un anti bloccante (svitol o CRC i migliori) ripetendo più volte l'operazione se necessario. Le maglie più testarde vanno ruotate più volte in senso verticale fino ad una completa mobilità. Ove ciò non bastasse flettere la maglia bloccata in senso laterale fino a renderla libera. Per la pulizia l'ideale è togliere la catena dal telaio, operazione che si effettua con uno speciale attrezzo chiamato "smaglia catena" , infilarla in una bottiglia di plastica vuota ed asciutta di acqua minerale mettere il solvente ed agitare fino a completa pulizia. Senza smontarla, si mette il solvente in una vaschetta (ottime quelle di alluminio per surgelati) ed aiutandosi con un pennello pulito si comincia a spennellare la parte inferiore 10 cm alla volta fino ad operazione completa. Effettuato quanto sopra si asciuga il solvente con uno straccio e si attende qualche minuto l'evaporazione del restante. Ottimo solvente è il petrolio che si trova in ferramenta, sconsigliata la benzina per la sua tossicità e pericolosità. Si passa ora alla lubrificazione. Economico ed efficace è l'olio per macchine da cucire: va messo nella parte interna inferiore su tutta la catena facendo ruotare all'indietro i pedali . Sconsiglio i lubrificanti spray in quanto costosi e con la prerogativa di a finire dappertutto meno che nel luogo deputato! La frequenza di pulizia e la lubrificazione dipendono da vari fattori quali abitudini, percorsi, clima ecc.

venerdì 22 febbraio 2008

Monte Autore e santuario Santissima Trinità.

Autostrada Roma l'Aquila uscita Vicovaro Mandela ,si prosegue per Subiaco Ienne e per il paesino di Vallepietra 825 m. slm ,si prosegue e si lascia la macchina al piazzale ,purtroppo a pagamento ,del santuario 1340 m. Il santuario incastonato nella parete rocciosa a strapiombo si raggiunge in pochi minuti ed è veramente suggestivo da vedere anche per chi di cose sacre ne mastica poco.Si scende una lunga scalinata molto ripida quindi si rientra nel bosco. Si sale in direzione ONO (ovest nord ovest),una semplicissima bussola ci aiuterà per la direzione, camminando nel bosco fino ad uscirne prima di arrivare a passo Procoio 1589m (crocevia). Seguendo i segnali si sale sulla sx (sinistra)e si rientra in un bosco di faggi. Sulla mulattiera si arriva alla fonte della Fossagliola o fontana degli Scifi 1687m dove sgorga un acqua buonissima. Si svolta a sx per una ripida e larga mulattiera e poi, in prossimità di una croce a dx (destra) per un breve tratto molto assolato. Attraversato un boschetto si è sul versante est di monte Autore. Altri dieci minuti di cammino e si raggiunge la cima a 1855m.Il sentiero è segnato malissimo ma con poco di pazienza si fa una bella camminata. Volendo proseguire, si segue una facilissima strada bianca che porta alla località sciistica di Campo dell'Osso, circa 5 km e da qui Subiaco 10 km. Il tempo di salita fino alla cima è di circa 2 ore, 1.5 per scendere, la distanza da Roma 110 km.

Breve decalogo del ciclista urbano

1.LUCI: Preferire luci a batteria a quelle a dinamo, macchina questa che produce elettricità solo in movimento e che affatica di molto la pedalata;inoltre quelle a LED(light emittant diode)alimentate a pila hanno una potenza luminosa superiore con ore ed ore di autonomia,è suggerito comunque portarsi delle pile di ricambio in quanto queste hanno la caratteristica di esaurirsi nel momento meno opportuno.

2.COMPORTAMENTO: Cercare sempre di essere il più visibili possibile usando le luci(se necessario anche di giorno),giubbetti e fasce catarifrangenti.Ai semafori fermarsi sempre in prima fila in maniera che tutti ci possano vedere nel momento in cui auto e moto sgommano tipo formula uno. Segnalare con anticipo i cambi di direzione usando le braccia a mo di freccia e dopo esserci accertati,girandoci a guardare dietro,di non tagliare la strada a nessuno.Usare i marciapiedi quando ciò non arreca disturbo ai pedoni(hanno sempre la precedenza),effettuare gli attraversamenti sulle strisce scendendo di sella in quanto previsto dalla legge e tutori dell'ordine zelanti potrebbero multarci.

3.MEZZI DI SEGNALAZIONE ACUSTICA: Campanelli e simili nel traffico cittadino si sentono poco e niente,è meglio un bel fischietto da arbitro che ferma immediatamente tutti. Nei punti critici teniamolo in anticipo tra le labbra pronto ad essere usato.

4.EDUCAZIONE: Nel traffico cittadino si è continuamente sottoposti ad angherie da parte di tutti pedoni compresi! In caso di conflitto di traffico(elegante termine aeronautico che indica quando due o più aerei sono stati prossimi a scontrarsi)evitiamo di arrabbiarci facendo uno smagliante sorriso è disarmante e rende il ciclista più simpatico.

5.SICUREZZA: Usare sempre il casco,ovviamente allacciato,lo so che è scomodo caldo di estate e freddo in inverno ma ci salva da spiacevoli inconvenienti.Indossare i guanti:le mani sono la prima parte(di solito)del nostro corpo che tocca la strada è meglio quindi proteggerle.

6.ABBIGLIAMENTO:Un capo che ritengo indispensabile è il pantalone da ciclista,quello cioè con il cavallo(fondello)imbottito.Ne esistono di tutti i tipi:corti ,lunghi, a salopette ,al polpaccio,e per tutte le tasche.Rendono la passeggiata più agevole e piacevole. Per il sopra ci si può sbizzarrire a piacere:in inverno una buona maglia termica indossata a "pelo"con un'altra maglietta indossata sopra ed un buon giubbino antivento sono sufficienti fino a temperature di circa 4/5 °C. Per temperature inferiori ci si veste a cipolla indossando più capi leggeri un sull'altro.Per i piedi ,che tendono a gelarsi,esistono delle soprascarpe in neoprene ma sono piuttosto costose e fanno sudare il piede.Personalmente ,ed è una vera chicca in quanto lo fanno i professionisti,uso mettere sopra le scarpe un paio di calzerotti di lana economici ed efficienti!Durante la stagione fredda evitiamo di imbacuccarci troppo uscendo di casa in quanto dopo poco che si pedala la temperatura corporea sale facendoci sentire troppo caldo. Una bandana di cotone legata al collo ci proteggerà dagli spifferi che vi si insinuano. In estate pantaloncini e maglietta ed il gioco è fatto. In ogni stagione evitiamo,ma è un giudizio del tutto personale,quei completini colorati e griffati tipo giro d'Italia che fanno tanto ciclista della domenica(con rispetto per tutti quelli che solo in questo giorno possono pedalare),ma ripeto è soltanto una mia opinione,ognuno è ovviamente libero di fare ciò che crede.

7.ANTIFURTO: I ladri di bici stanno tornando in auge,basta sentire i tanti incauti che hanno lasciato il mezzo solo un "minutino" e non lo hanno più rivisto. Il miglior antifurto è non lasciare la bici incustodita ,cosa che è un controsenso se si vuole usarla oltre che per divertimento anche per le varie incombenze quotidiane.Sconsigliati dunque quei lacci d'acciaio,meglio dire ferraccio,che si possono aprire con una limetta da tagliaunghie.Provare per credere!Usare dunque una catena d'acciaio cementato a maglia quadra ,è più resistente al taglio,completata da un buon lucchetto non di provenienza orientale. Le dimensioni sono a piacere,è ovvio che una più grande sarà più difficile da tagliare ma peserà anche di più.Un buon compromesso peso/resistenza è una maglia da un paio di cm di lunghezza.Legare la bici ad un supporto fisso,albero palo ecc.,facendo passare la catena attraverso la ruota anteriore se è a sgancio rapido. Ultima cosa ,portarsi vi il sellino in quanto anche per i ladri è molto scomodo pedalare senza.

8.MANUTENZIONE: La manutenzione di base è molto facile,se però non la si è mai fatta
conviene prima imparare da qualcuno più esperto in grado di insegnarvela.La cosa che va imparata subito è la riparazione delle forature.Vi assicuro che forare è molto facile e tornare a casa spingendo il nostro cavallo d'acciaio anche per pochissimi km è molto scomodo!In caso di necessità non vergognarsi a chiedere aiuto al primo biciclista che passa;i ciclisti sono ben felici in genere di aiutare il prossimo.

9.PERCORSI: Programmare l'uscita sempre in base alle proprie capacità ed allenamento.Fatto il callo al fondoschiena,dopo non molte uscite saremo in grado di fare distanze fino ad allora impensabili. Quando si esce in gruppo evitare la trappola del pierino che c'è sempre e che comincia a tirare,in genere si riprende alla prima salitella.

10.BICICLETTA: La bici perfetta non esiste!Qualsiasi appassionato sa che guardandone una in vetrina anche di notevole fattura prima o poi cambierebbe quel dato particolare. L'ideale sarebbe,notate bene il condizionale,farsi fare un telaio su misura e poi vestirlo a piacere,ma anche in questo caso,vista la vastità della componentistica,prima o poi si cambierebbe qualcosa.Ma tornando a noi, per scegliere
il mezzo che più ci si addice occorre innanzitutto stabilire l'uso che se ne farà.E'inutile comprare una ATB (all terrain bike)o Mtb che dir si voglia se non si metteranno mai le ruote su di uno sterrato.Cosi pure se si ha la fortuna di abitare in campagna una bici da corsa non è proprio l'ideale.Eviterei di farmi accompagnare dal solito amico,in quanto generalmente costoro ti faranno comprare la bici che piace a loro e non quella più adatta a voi.Affidatevi dunque ad un negozio con un buon assortimento ed esponete le vostre esigenze al negoziante.Un'ultima cosa,ma anche qui tengo a dire che è un'opinione soltanto mia,non fatevi una bici da sballo se non siete prima in grado di apprezzarne i particolari,ritengo che sia un poco come bere un Brunello di Montalcino quando non si è in grado di distinguerlo da una bottiglia d'acqua di rubinetto!

10bis: Tutti in sella,si parte!!!!!!!

venerdì 1 febbraio 2008

Parco della Caffarella

Il parco della Caffarella, situato all'interno del parco dell'Appia antica, costituisce un'oasi praticamente inglobata dalla città. Camminando o pedalando al suo interno sembra di fare un tuffo nel passato. A me personalmente è sembrato di capitare nel bel mezzo di quel film del grande Albertone (Sordi) in cui l'attore portava in gita una scolaresca all'interno probabilmente proprio di questo parco.Si pedala fra casali piu o meno vecchi e ruderi di epoca romana in una campagna bellissima; molto bello è il tempio della dea Egeria dal quale sgorga l'omonima acqua. Da vedere quello che era il bosco sacro, ora un boschetto di alberelli con i cartellini di nomi di bambini, ed il laghetto in cui nidificano specie protette. Se possibile è preferibile andarci di giorno feriale entrando dall'ingresso sull'Appia antica, altro ingresso comodo è su via Latina.

Elogio della bicicletta

E' da sempre che sono innamorato delle due ruote e della bicicletta in particolare.E' stato mio padre,oggi con mamma ultraottantacinquenne,a trasmettermi tale passione.Ancora oggi i suoi racconti,anche se sempre diversi a causa dei comprensibili cali di memoria,mi intrattengono piacevolmente.Le gite al mare nei primissimi anni quaranta con mamma alloggiata precariamente con un cuscinetto sulla canna della bicicletta,o il ruzzolone nel lago di Bracciano al termine della discesa di Anguillara causa rottura freni,saranno veri?A me piace pensarlo!Quelli che ritengo senzaltro veri sono quelli che parlano dell'amore per la bici.Sto parlando di oltre sessantanni orsono
quando non tutti potevano permettersi tale mezzo e proprio per questo proliferavano i famosi "ladri di biciclette"figura questa che purtroppo sta riprendendo piede ai nostri giorni.Capita ancora,talvolta, che papà vedendo le mie bici non in perfette condizioni mi rimproveri per i raggi o i cerchi non perfettamente lucidi,oppure non gli piaccia il caratteristico "clic clic"della ruota libera in quanto troppo debole per carenza di lubrificazione al suo interno.Ops!!!Scusate le divagazioni,volevo parlare della bici e mi sono lalsciato andare.Sono affascinato dalla sua semplicità;se guardiamo quelle che vediamo in giro basta una rapida occhiata per renderci conto che essenzialmente tale mezzo rimane uguale a se stesso da decenni e decenni!Tre tubi per il telaio quattro tubi più piccoli per il carro posteriore,una forcella,due ruote,una catena ed un sellino,voilà il gioco è fatto!La maggior parte delle variazioni sul tema ci vengono propinate come chissa quale invenzione,ma a mio avviso sono dettate prevalentemente da motivi commerciali.Un discorso a parte costituiscono gli accessori
e materiali campi questi in cui i cambiamenti ci sono stati ed a volte anche radicali.Essenzialmente la bici rimane quella:un mezzo con una architettura semplicissima,e che con un minimo dispendio di energia consente di fare tragitti piu o meno lunghi.Non facciamoci ingannare dai discorsi comuni che dicono che le nostre citta,Roma in particolare con i suoi sette colli,non siano pedalabili.Con i moderni cambi a piu rapporti ed un minimo di allenamento si puo fare praticamente tutto,e poi non c'è da vergognarsi se una salita la facciamo spingendo il nostro fedele ronzino magari ammirando ciò che ci circonda.Ci vediamo in sella!Buona pedalata a tutti.