martedì 9 agosto 2011

Da Roma a Porto Ercole in bicicletta.

Sono profondamente convinto che ogni tanto fare delle sane pazzie faccia bene alla salute fisica e sopratutto psichica ed il racconto di questo miniviaggio non è che l'ultima mattata fatta. Perchè parlo di mini viaggio? Perchè è da molto tempo che vorrei fare un viaggio in bici di quelli seri, ovvero con un itinerario di massima e con dei limiti di tempo molto vaghi, e finora non lo ho ancora fatto per vari motivi che prescindono dalla mia volontà.Dovendo dunque andare da mia cugina Daniela ovviamente a "bilancino", nella sua splendida casa immersa nei boschi dell'Argentario, con vista sul mare "di qua e di la" come dice lei,decido di raggiungerla pedalando.Per evitare lunghe discussioni familiari comunico la decisione a Tiziana, mia moglie, solamente il giorno prima, cosa che comunque non mi esonera dai rimproveri dei figli oggettivamente centrati sulla pericolosità della via Aurelia.Parto quindi alle 0500 di un venerdi di fine luglio,la bici è attrezzata come se partissi per "il viaggio" quindi stracarica, è ancora buio e l'aria è piuttosto fresca cosa che mi causa immediatamente un fastidioso dolore ai muscoli delle spalle che mi seguirà per quasi tutto il tragitto. L'uscita da Roma non presenta problemi in quanto il traffico è pressochè inestistente e quasi totalmente in entrata, e la corsia di emergenza consente una relativa tranquillità. A S.Marinella, che raggiungo verso le 0800,vengo colto da uno dei miei mitici attacchi di fame per cui entro con tutta la bici nel più bel bar pasticceria del paese dove sotto gli occhi schifati della barista,piuttosto formosa,mi sparo quattro cornetti (due marmellata e due crema) ed un cappuccio con i fiocchi.Arrivo in breve a Civitavecchia ed all'uscita del porto che ho attraversato per evitare la città, foro la ruota anteriore.La riparazione richiede un po di tempo perchè impunito come sono non voglio mettere la camera d'aria nuova del costo di ben tre "euri",e la ricerca del forellino si fa desiderare. Quando riparto sono sudato più di prima della sosta e con mani ed unghie non proprio da damerino! La cartina riporta una strada che raggiunge la staz.di Tarquinia senza fare l'Aurelia ma non riesco a trovarla ,faccio quindi il raccordo che esce dal porto,piuttosto pericoloso,e mi ritrovo sull'Aurelia dove finisce l'autostrada e dove, cosa piu importante c'è il mitico chiosco di Podda che vende specialità alimentari,sono solo le 0930 ma una sosta è d'obbligo.Questa volta lo sguardo di riprovazione è di due signore "bene" che mi guardano con disgusto mentre mangio,impastato di polvere e sudore, un panino
delle dimensioni da camionista accompagnato da mezzo litro di un Morellino niente male.Quando riparto sono molto contento... e trovo subito la deviazione a sinistra che mi fa evitare la strada principale e che raggiungerò di nuovo dopo aver passato Pantano,M.Velca,e Riva dei Tarquini,qualche km prima di Montalto di C.Questo è il punto più brutto del percorso:non c'è la corsia di emergenza e tutti ma proprio tutti sfrecciano a velocità ben superiori al limite di 70. A Pescia Romana riprendo comunque la strada secondaria e senza traffico che passando per Chiarone mi porta ad Ansedonia.Qua faccio la stupidata,sempre per evitare l'Aurelia,di passare dentro il centro residenziale non ricordandomi della notevole salita che c'è, la faccio comunque senza mettere i piedi a terra se non per un breve istante quando il cardiofrequenzimetro mi dice che il cuoricino sta pompando a 170 bpm e cioè ben oltre il mio limite max.
La discesa dall'altra parte mi rinfranca e l'attraversamento della Feniglia con relative bagnanti "accaldate" non è da meno. Eccomi in fine ai piedi del km e mezzo di salita che mi porterà a casa di Piero e Daniela: è veramente terrificante con la sua pendenza media del 20/22%!!! Decido di tentare ma dopo pochi metri mi accascio vergognosamente sui pedali, è veramente impossibile ed ho esaurito le mie riserve di energia;anche spingere la bici è molto faticoso, più che camminare sembra di salire una scala molto ripida!
All'angolo di casa risalgo in sella per arrivare pedalando.Vengo accolto dal caloroso abbraccio di Piero e Daniela i quali mi accolgono con un sontuoso fritto misto di pesce ed una "boccia" di vino bianco gelato. Dopo 160 km mi sento svuotato ma felice come non mai , la velocità media è stata di circa 20 kmh,totale dieci ore,effettive otto: la prova del grande viaggio è andata più che bene! max

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